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Gran parte della nostra vita nei manifesti di Renato Casaro

A Parabita nel Museo del Manifesto la seconda Mostra tematica aperta fino al 31 Dicembre.

  • Data: 07.07.03
  • Categoria: Eventi
  • Autore/Fonte: Luciana Pisanello

Dettagli della notizia

All'inaugurazione, ricordando Rocco Coronese, intervengono la figlia Cristina, il Sindaco Adriano Merico, l'Assessore Sergio Milelli ed il critico d'arte Toti Carpentieri. Poco pi๠di un anno fa insieme a Rocco Coronese, che con tenacia e lungimiranza aveva voluto la grande collezione di manifesti, unica in tutta l'Italia Meridionale, si inaugurava a Parabita, nell'ambito della grande raccolta di Palazzo Ferrari, la I Mostra tematica, "L'Arte nel Manifesto". La seconda Mostra è stata inaugurata l'altra sera, sabato 5 luglio 2003, si intitola "Il Cinema nei manifesti di Renato Casaro" e Rocco è nel ricordo e nel cuore di tutti. "Lui non c'è pià¹" dice il Sindaco Adriano Merico, dando inizio alla manifestazione, "ma siamo qui noi per farlo. E lui è qui con noi e con chiunque crede nell'arte e nella cultura." Nell'intervento dell'assessore alla Cultura Sergio Milelli si fa un bilancio della Mostra appena conclusa. L'interesse è stato grandissimo soprattutto da parte degli studenti delle Scuole superiori del territorio che hanno fatto dell'esposizione oggetto di studio e di analisi e della gita occasione per conoscere il paese col suo splendido centro storico. L'Amministrazione comunale di Parabita, che con orgoglio persegue un disegno di politica culturale con cui si qualifica, continuerà  a sostenere questa struttura, tra le pochissime in Italia per l'ampiezza della sua collezione e per il genere di attività  che svolge. Cristina Coronese ringrazia tutti i presenti e soprattutto quanti vogliono, insieme a lei e alla madre Miria, portare avanti l'idea di Rocco che si era concretizzata con l'apertura del Centro di Attività  per la Comunicazione - Museo del Manifesto l'11 luglio 1982. Ma la collezione era iniziata alla fine degli anni '60 e già  allora Coronese aveva chiaro il suo progetto, la linea di sviluppo della struttura. Procedeva come con le sue sculture: le intuiva e le conosceva interamente prima ancora di accostarsi alla materia da forgiare. Della sua raccolta, di Parabita e del suo credere ad un Ente Pubblico come sostenitore della struttura, Rocco Coronese ha parlato in tutti i luoghi della sua vita. Finalmente un anno fa è diventata realtà  concreta ed oggi siamo alla seconda mostra, sui manifesti di Renato Casaro di cui parla il critico d'arte Toti Carpentieri che, a fine manifestazione, accompagnerà  i presenti fra le sale di Palazzo Ferrari e fra le immagini che il grande illustratore ha creato per parlare di cinema alla immaginazione della gente. "Quando guardiamo all'arte abbiamo due tipi di approccio" dice Carpentieri "&\#8230;.il secondo è casuale come quello con i manifesti cinematografici che ci vengono incontro" per la strada. Grande è il loro effetto. Essi, proponendo immagini unitarie e sintetiche di tipo complesso, attuano "una comunicazione immediata, propositiva, ampia e generalizzata." I loro espliciti richiami corrispondono alle motivazioni e ai desideri del pubblico. Citando M. Mc Luhan "&\#8230;.il cinema è una forma di arte collettiva cui contribuiscono vari individui&\#8230;." , il critico salentino ne completa il pensiero aggiungendo che il manifesto contribuisce al successo del film creando, in un formato abbastanza contenuto, un'opera di sintesi estrema, opera che Casaro ha saputo accelerare. Il suo riferimento stilistico, come egli stesso confessa, è Michelangelo Caravaggio, il grande pittore che ha scoperto la luce. E il film non è un artificio luminoso? Dal 1956, quando a soli 21 anni realizzಠil cartellone per il film tedesco "Due occhi azzurri", Casaro ha attraversato la storia stessa del cinema passando dai film mitologici ai western all'italiana, ai Kolossal come "La Bibbia" di De Laurentis, a film di Sordi come "Il borghese piccolo piccolo", avvalendosi via via di nuove tecniche per arrivare alla svolta che la sua arte ebbe nel 1981 con il manifesto per "Bolero" in cui dalle passate esperienze "espressioniste" approdಠad una sintesi espressiva di particolare presa e significazione, fermando nel disegno le caratteristiche umorali dei personaggi e delle storie che essi interpretano. Qualche nome per ogni parola non detta: "Il nome della rosa", "L'ultimo imperatore", "Il tè nel deserto", "Opera", "Amadeus", "Nikita". Guardando la mostra vedremo gran parte della nostra vita. Carpentieri riflette, poi, sul rapporto fra illustratori e artisti: grandi artisti hanno fatto manifesti delle loro opere, affinchè queste non rimanessero chiuse nei Musei e nei salotti importanti e lancia una provocazione a Sindaco ed Assessore invitandoli ad istituire a Parabita il Premio Rocco Coronese al Manifesto d'Arte che abbia meglio di altri comunicato un'idea.

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